VIRTU’ E CONOSCENZA: conoscere è un’esperienza emotiva | da ‘La Civetta’, Anno XVIII, n. 1, Febbraio/Marzo 2013

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Trionfo della Virtù e della Nobiltà sull'Ignoranza | Giambattista Tiepolo

Trionfo della Virtù e della Nobiltà sull’Ignoranza | Giambattista Tiepolo

Inquietudine Virtù e Conoscenza il tema della Festa dell’Inquietudine 2013.  Di seguito il testo dell’intervento apparso su La Civetta a cura di S.P.I.A. sul tema.

VIRTU’ E CONOSCENZA: CONOSCERE E’ UN’ESPERIENZA EMOTIVA

Il processo di conoscenza è sterile senza una partecipazione emotiva, richiede resistenza e non è estraneo al dolore; se la conoscenza incontra la virtù genera crescita e trasformazione, altrimenti genera ostilità al cambiamento e impedisce l’apprendimento; questo accade in particolare nella conoscenza di sé

I protagonisti

La conoscenza. Dotata di grande fascino, dinamica, in continua trasformazione, inquieta, può pericolosamente ammaliare, condurre all’esaltazione e gettare nella più cupa disperazione. Incontrarla richiede doti di resistenza al dolore e capacità di tollerare la rinuncia a beni/tappe già acquisiti (da grandi non si sta più in braccio alla mamma). La conoscenza non lascia uguale chi ne viene in contatto, è come varcare una soglia senza ritorno, oltre la quale nulla sarà più come prima.

La virtù e le sue deformazioni. Sfuggente, talvolta ambigua, può essere difficile da definire al di fuori di una connotazione morale. Richiede a chi la incontra un grande coraggio per esplorare e sostenere la profondità della sua natura, non sempre limpida. La virtù nell’età classica era descritta come la rappresentazione sublime della forza d’animo, non disgiunta da una certa vigoria fisica. In questo contesto la virtù è soprattutto la spinta vitale e generativa che essa infonde nei processi di conoscenza. Oggi il culto dell’immagine può rappresentare un buon esempio di deformazione della virtù: si scambia  per virtù ciò che è una ‘viziosa’ inautenticità; sia dal punto di vista fisico, pensiamo al giovanilismo esasperato di molti personaggi noti e meno noti; sia dal punto di vista etico, uno sguardo alla politica italiana è sufficiente; sia psicologico, ne sono un esempio i ragazzini, corpo unico coi loro computer, blindati nelle loro relazioni virtuali e completamente dipendenti sul piano della realtà, come infanti.

Il metodo dell’emozione

La conoscenza è un’esperienza che coinvolge le competenze logiche, cognitive ed emotive della persona. Se la necessità del contributo dell’aspetto logico-cognitivo è evidente per l’acquisizione di un dato, non è altrettanto scontato il ruolo dell’emozione, che spesso non è riconosciuto nella sua importanza, mentre è fondamentale per l’esito felice del processo di conoscenza. E’ proprio l’emozione, infatti, che dà significato all’esperienza conoscitiva e genera un reale apprendimento  e lo rende, così, trasferibile ad altri contesti. In breve: si impara, ad imparare.

Conoscersi, ovvero essere coscienti del proprio lato oscuro

In particolare il processo di conoscenza di sé esemplifica molto bene il ruolo dell’emozione. Conoscersi significa apprendere dalle proprie esperienze emotive e riconoscere l’emozione che ci attraversa, senza applicare falsificazioni difensive. Un facile esempio riguarda quelle relazioni sentimentali in cui, complici le nuove tecnologie, si camuffa un mero bisogno di controllo con un naturale desiderio di condivisione. Dunque, il risultato di un percorso di conoscenza autentico permette di svelare anche  quanto si è disponibili ad incontrare aspetti di sé sconosciuti che possono presentarsi talvolta positivamente sorprendenti, talvolta scomodi, talvolta francamente miseri.

Per il processo di conoscenza non vi è anestesia

In ogni processo di conoscenza, soprattutto nella conoscenza di sé, si è esposti a un sentimento di frustrazione derivante dal dubbio, dalla fatica, dall’ignoto, dall’incerto, dalla paura di non accedere alla comprensione: questo rappresenta un dolore per la mente per il quale non vi è anestesia. Richiede un esercizio di tolleranza e di attesa tanto oneroso da provocare talvolta farraginose operazioni di evitamento. Quando questo avviene la conoscenza sarà solo acquisizione, possesso, di nozioni e competenze. Un esempio lo incontriamo in tutte quelle situazioni di sapere nozionistico, di lezioni imparate a memoria, di applicazione pedissequa di cliché e stereotipi. In questi casi ogni acquisizione si depone nell’individuo senza operare una trasformazione, non vi è processo creativo, né pensiero originale, ma una sorta di sterilizzazione del sapere che ne manterrà intatte le caratteristiche superficiali, ma ne azzererà le potenzialità evolutive. Forse è proprio questo che possiamo definire ignoranza, un’ottusità emotiva, a volte inversamente proporzionale all’intelligenza, che impedisce di accogliere idee nuove, di essere contaminati dalla diversità e da nuove culture.

Ulisse, coach ante-litteram o consigliere di frode? 

Ulisse_fugge_dai Ciclopi_ Louis_Frederich_Schutzenberger

Ulisse fugge dai Ciclopi | Louis-Frédéric Schützenberger

Fin dall’antichità, e poi tra i commentatori di Dante, Ulisse ha avuto i suoi estimatori e i suoi detrattori: nobile appello la sua “orazion picciola” o sottile strumento di frode a  danno  dei suoi compagni? Non saremo certo noi a stabilire su quale versante egli si collochi, l’abbiamo detto la virtù può presentarsi ambigua, sfumata. Certo è che in nome della conoscenza e delle sue sfide è possibile perpetrare molti abusi. L’eroe Ulisse nelle vesti di coach ha titolo per spronare i suoi compagni all’avventura, chi è miglior navigatore e condottiero di lui, ma sfrutta al meglio il suo prestigio?  Sia in veste di genitore, educatore o leader, si tratta di una spinosa questione per ogni coach, non è vero?

di Nella Mazzoni – Silvia Taliente | S.P.I.A. Sentieri di Psicologia Integrata e Applicata

 

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