IL FUTURO IN MENTE | da ‘La Civetta’, Anno XVI, n. 4, Agosto/Settembre 2011

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La Sala dell'Antico Futuro | Festa dell'Inquietudine 2011 | Foto Overlook

La Sala dell’Antico Futuro | Festa dell’Inquietudine 2011 | Foto Overlook

L’edizione 2011 della Festa dell’Inquietudine aveva come tema Inquietudine e Futuro. Durante la Festa, S.P.I.A. ha proposto, oltre ai consueti Aperitivi Psicologici, un’esperienza denominata La Sala dell’Antico Futuro.

Quello che segue è l’articolo pubblicato su ‘La Civetta’ a fine Festa, a proposito di questa esperienza.

IL FUTURO IN MENTE

In occasione dell’ultima Festa dell’Inquietudine abbiamo ideato “la Sala dell’Antico Futuro”. Nata per gioco, con la complicità del Circolo degli Inquieti, ha avuto un’affluenza di pubblico sorprendente: giovani e meno giovani, uomini e donne, di differente cultura, molto incuriositi e spesso vagamente scettici, si sono avventurati alla scoperta degli “oracoli”.

La pratica della divinazione fin dagli albori dell’umanità ha svolto il compito di rassicurare, dare prevedibilità, rendere accettabili sentimenti ed emozioni connesse con il futuro ed i suoi accadimenti, altrimenti intollerabili e terrifici.

Nelle culture antiche molti eventi apparivano come segni di manifestazione delle divinità e degli spiriti nella vita dell’uomo: poterli interrogare e dialogare con essi era essenziale per governare i mutamenti e le criticità dell’esistere.

La nostra proposta suggeriva la possibilità di accedere ai diversi oracoli ( I Ching, Maya, Tarocchi, Scrittura dell’Anima) portando lo stesso quesito e molte persone hanno effettivamente attraversato così la “Sala dell’Antico Futuro”. È stato divertente per certi aspetti, ed anche rivelatore del bisogno spontaneo di spostare fuori da sé la causa e l’origine della propria sorte, il fatto che molti, terminando il giro, esclamassero ‘’ma…me lo hanno già detto gli altri…’’  francamente stupiti.

Lo stupore di questi visitatori ci ha fatto riflettere su quanto sia lontana dalla percezione comune la consapevolezza che ognuno di noi è una variabile determinante nel proprio processo di cambiamento.

Nella cultura occidentale, se una certa sensibilità implica il concetto di introspezione, la marcata individualità che caratterizza le relazioni sociali, e ne costituisce il vertice di osservazione, rappresenta un ostacolo per concepire un modo di intendere sé stessi in una visione sincronica del mondo.

La caratteristica più importante della concezione del mondo orientale, invece, è la consapevolezza dell’unità e della mutua interrelazione di tutte le cose e di tutti gli eventi, la constatazione che tutti i fenomeni nel mondo sono la manifestazione di una fondamentale unicità.

Nella vita ordinaria non siamo consapevoli di questa unità di tutte le cose, ma dividiamo il mondo in oggetti ed eventi separati, tra i quali cerchiamo una relazione di causa ed effetto; questa divisione è utile e necessaria per muoverci nel quotidiano, ma è un aspetto riduttivo della realtà.

Il problema non è tanto la divisione del mondo per gestire la quotidianità, quanto il fatto che  manteniamo questa stessa classificazione in momenti fondamentali della nostra vita, in cui siamo chiamati a scegliere o ad esprimerci; così facendo, contrariamente alle attese, rimaniamo monchi, ricercando verità e certezze, mentre se sapessimo rinunciarvi a favore di una visione intuitiva e sincronica, riusciremmo ad accedere ad una gamma assai più ampia delle nostre potenzialità.

Anche noi dovremmo accontentarci di tendere verso, come ci spiega a proposito della fisica quantistica Fritjof Capra: ‘’… Le particelle subatomiche non esistono con certezza in punti definiti ma mostrano piuttosto tendenze ad esistere, e gli eventi atomici non avvengono con certezza in momenti precisi e in modi definiti, ma mostrano tendenze ad avvenire …”.

Questa visione grande e complessa è spesso confusa con l’imperfezione, viene valutata insufficiente, e la maggior parte delle persone ricorre al pensiero magico per far fronte all’ansia che ne deriva. Si tratta di una forma di pensiero che costruisce legami logici e, di conseguenza, convinzioni ritenute fondate, laddove non vi è alcun nesso logico, ma al più associativo: in questa semplificazione si colloca la ricerca di una risposta magica da parte dell’oracolo.

Addentriamoci negli ingranaggi della mente.

Nel corso della vita siamo esposti a impressioni sensoriali e a esperienze emotive che subiscono nella nostra mente un processo di trasformazione, proprio come accade al cibo all’interno dell’organismo. Ecco che alcune sensazioni ed emozioni vengono trasformate in immagini e simboli che formano idee, concetti, strutture complesse e dinamiche, alimentano i ricordi, i sogni, l’attribuzione di significato e la comprensione della realtà. Vi sono anche esperienze emotive che non possono essere trasformate e non risultano utilizzabili per pensare, ricordare, sognare. Questi elementi indigeribili vengono espulsi dalla mente e proiettati, cioè attribuiti a qualcuno o qualcosa di esterno.

In questo meccanismo di trasformazione osserviamo quindi due opposte funzioni: una nutritiva del pensiero che elabora e arricchisce la mente, attraverso l’esperienza e l’altra che espelle l’esperienza emotiva dalla mente producendo pseudo-significati e convinzioni fallaci. Se venisse meno il fisiologico equilibrio tra queste due funzioni e prevalesse un eccesso di emozioni non trasformate, la funzione conoscitiva del pensiero verrebbe compromessa.

Ora traduciamo questa teoria nella pratica: una persona con una situazione problematica, emotivamente pregnante, si rivolge ad un oracolo (I Ching, Maya etc). La risonanza mentale della risposta che riceverà sarà correlata alla capacità di pensare di cui la persona potrà disporre in quel momento. Se sarà in grado di mobilitare delle funzioni interpretative e riflessive si lascerà attraversare dal responso oracolare, cogliendone gli elementi utili a migliorare la comprensione del problema, nella consapevolezza di sé come soggetto che fruisce di uno strumento. Una mente in cui prevale la funzione espulsiva sarà portata ad attribuire al responso dell’oracolo un valore letterale, predittivo, magico, quasi divino, come se l’oracolo davvero contenesse in sé il disegno dei destini di tutti gli uomini.

Nel progetto della nostra “Sala” non avevamo l’aspirazione di predire il futuro perché non riteniamo che il futuro sia predeterminato. Pensiamo che sia il presente il grande contenitore in cui vive la memoria del passato e dei tanti possibili futuri che si potranno generare dall’esito delle nostre scelte e delle nostre azioni.

Il grande Philip Dick, ne “I Simulacri” ha avuto una idea geniale, ha introdotto la macchina del tempo che dà, sì, poteri immensi, ma non può prevedere letteralmente il futuro, perché questo non è unico e ineluttabile: il futuro è dato da tutti gli scenari futuri, dai diversi futuri possibili, e uno solo di questi sarà, quello che le congetture e la scelta operata dal singolo individueranno, chissà … potrebbe essere proprio il più improbabile.

di Nella Mazzoni e Silvia Taliente | S.P.I.A. Sentieri di Psicologia Integrata e Applicata

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Nella Mazzoni, psicologa psicoterapeuta da trent’anni non ha ancora perso la voglia di cimentarsi con la professione e di esplorare l’universo ‘PSI’ nelle sue diverse sfaccettature. Oltre che di psicologia clinica si è occupata di etica professionale e studia da sempre l’I Ching, Il Grande Libro dei Mutamenti. È presidente di S.P.I.A.

Silvia Taliente, psicologa psicoterapeuta da trent’anni, torinese, vive e lavora in Liguria dove è arrivata molto tempo fa per inseguire la sua passione per la vela. Con curiosità e laicità si occupa di vari ambiti della psicologia e delle sue applicazioni. È uno dei soci fondatori di S.P.I.A.

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