IL POTERE DELL’AMORE VIGLIACCO | da ‘La Civetta’ , Anno XVII, N. 2, Aprile–Maggio 2012

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Il tema della Festa dell’Inquietudine edizione 2012 era ‘Inquietudine e Potere’.
Di seguito una riflessione sul tema applicato al rapporto di potere tra genitori e figli

'Le carceri' di Giovanni Battista Piranesi

‘Le carceri’ di Giovanni Battista Piranesi

Vi proponiamo una esplorazione intorno e dentro la relazione genitori e figli. A seconda degli ingredienti impiegati, il potere intrinseco, proprio di questo rapporto, crea uno spazio libero oppure una prigione.

Il potere è un’entità ben definita, talvolta difficile da individuare, né buono né cattivo in sé; sono i contesti in cui viene applicato che lo connotano positivamente o negativamente.

In psicologia il potere intride tutte le relazioni affettive e sociali e si riverbera nei comportamenti, secondo modalità che derivano dall’esperienza del potere, esercitato e subito, che ogni individuo porta dentro di sé.

In ambito familiare, l’assunzione e la gestione del potere operata dai genitori è determinante nella crescita e nell’educazione dei minori. I genitori hanno potere sui figli. Il loro potere è insito e legittimato nel ruolo genitoriale.

Potere e famiglia

Questa affermazione, apparentemente scontata, è fonte di fraintendimenti e fuorvianti pudori, poiché spesso la parola “potere” viene associata a scenari di arbitrarietà e prevaricazione, inaccettabili in nome di malintese pedagogie che scambiano ogni regola educativa per repressione.

Il potere del genitore è legittimo, perché inscritto e ben delimitato nel ruolo dell’adulto, che è tenuto a prendersi cura del bambino che ha generato e ad accompagnarlo nel percorso verso l’adultità. Questo percorso implica l’instaurarsi di una relazione di dipendenza del piccolo, dipendenza totale, fisica ed affettiva, poiché il bambino affida al genitore la propria sopravvivenza fisica e lo sviluppo armonico della propria mente. Cioè il proprio futuro.

Il coraggio/vigliaccheria nell’essere genitore

Se il genitore non è consapevole di quanto sia concreto e reale il potere del suo ruolo, eserciterà quel potere ugualmente, ma senza comprendere la  responsabilità che comporta e le conseguenze del suo compito.

Attraverso l’assunzione di responsabilità si definiscono i confini del potere genitoriale, inizialmente assai ampi – con un po’ di retorica si può dire “di vita e di morte” – ma nel tempo della crescita sempre più delimitati e chiari per lasciare spazio all’apprendistato del bambino come futuro adulto autonomo.

La chiarezza dei limiti del potere genitoriale consente il riconoscimento del figlio come individuo, amato e protetto, ma non di proprietà di chi l’ha generato.

Talvolta i genitori delle nuove generazioni  hanno paura del potere implicato dall’atto di generare e per timore di ripercorrere il modello abusante del padre-padrone di storica memoria, preferiscono un ruolo da “migliore amico di mio figlio”, dannoso e ambiguo. Nella peggiore delle ipotesi, questa relazione ingannevole, come il lupo travestito da agnello, diventa a sua volta abusante, impedendo la crescita maturativa del figlio. Infatti, l’abuso di potere genitoriale può presentarsi così subdolo e celato da essere indulgentemente scambiato per eccesso di amore e di protezione.

Un dialogo

Modesta: – . .. sono mai entrata in camera tua senza bussare?

Prando: – No

Modesta: – ho mai aperto una lettera indirizzata a te (….)

Prando : – Mai

Modesta: – (…….) ti proibisco di oltrepassare lo spazio di libertà che mi spetta (.……) E no! Non puoi diventare rosso Prando, sei un uomo, o preferiresti che ti chiamassi ancora ‘il mio bambino’? Non credo. E allora sappi … che, come quando alla tua età non ho subìto il ricatto dei vecchi, oggi, vecchia nei tuoi confronti, non ho intenzione di subire il ricatto dei giovani!

Prando: – Io non ricatto, mamma.

Modesta:  – E invece sì, in nome della tua giovinezza e del fatto che io sono tua madre tu mi dici che dovrei dedicarmi a te, solo a te! Tu mi chiedi adesso …. di scegliere tra te e Joyce, e io rigetto il tuo ricatto rispondendoti che non sono né di tua proprietà né di proprietà sua, come tu stesso non sei proprietà assoluta di Modesta. ….” 

(da Goliarda Sapienza, L’arte della gioia Einaudi 2009, pag. 371)

Questo esempio di dialogo serrato tra una madre e un figlio adolescente è molto suggestivo. Il rischio di scivolare in un desiderio di rapporto esclusivo con un genitore, essere il figlio preferito ed essere preferito non solo tra i fratelli, è sempre in agguato. Lo sviluppo di una relazione parentale incorniciata dalle regole che abbiamo descritto permette di non cadere nel tranello, solo il profondo rispetto degli spazi e della individualità del figlio ha permesso la forte e serena risposta di Modesta.

Il potere imprigiona l’amore

Invece nel caso in cui l’interesse del genitore per il figlio ha avuto la principale meta di tranquillizzare il genitore e non lo scopo di sostenere il figlio, il ricatto entra subdolamente, misconosciuto, nella relazione.

Uno dei volti del potere dittatoriale del genitore si maschera nei gesti semplici di tutti i giorni ricoperti da spessa glassa di bontà, con il concorso della tecnologia che permette il monitoraggio continuo dei pensieri e delle azioni del figlio attraverso telefonate, sms, mms, social network.

Genitori e figli, alla fine sono prigionieri del rapporto esclusivo che hanno sviluppato. È perfino possibile che questa relazione di potere non venga svelata mai e sia ereditata dai nipoti e bisnipoti, “felici eredi di una famiglia tanto unita..”

di Nella Mazzoni – Silvia Taliente | S.P.I.A. Sentieri di Psicologia Integrata e Applicata

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