EMOZIONI, OVVERO L’ARTE DELLA FUGA | da ‘La Civetta’, Anno XIX, n. 2, Aprile/Maggio 2014

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Qui di seguito l’ultimo di una serie di articoli apparsi su LA CIVETTA, il bimestrale glocal del Circolo degli Inquieti, organizzatore della Festa dell’Inquietudine. A seguire, in ordine cronologico, i precedenti.

 

EMOZIONI, OVVERO L’ARTE DELLA FUGAda ‘La Civetta’, Anno XIX, n. 2, Aprile/Maggio 2014 Inquitudine e Fuga 2014

Come gli eventi emotivi inconsci si intrufolano attraverso il linguaggio nella comunicazione tra gli individui

Il linguaggio

La comunicazioni tra umani prevede la presenza del linguaggio.

Il linguaggio è un’acquisizione che richiede un grande sforzo di apprendimento nel bambino e si compie in un tempo lungo.  È correlata all’evoluzione di processi di pensiero che, da modalità primarie fondate sull’immediatezza della sensorialità percettiva, si trasformano nella capacità di simbolizzazione: la rappresentazione di un oggetto nella mente esiste anche in assenza dell’oggetto e può essere richiamata da un suono convenzionale (la parola). Inizialmente concerne solo gli oggetti fisici, in seguito anche i concetti astratti e le relazioni tra loro, implica la capacità di tener conto della realtà, delle categorie di tempo e di spazio, della logica e di molte altre funzioni che si attivano per rendere possibile il pensiero e l’ideazione.

Un improbo compito

Il linguaggio ha l’improbo compito di fare ponte tra le aree inconsce della mente e quelle governate dalla consapevolezza della realtà e dalla capacità logica. L’inconscio è governato da leggi contrarie alla logica comune, ha bisogni che richiedono una soddisfazione immediata, non riconosce realtà se non la propria, non ha parametri temporali, né consequenziali, è dominato dalla pulsione ed entra in conflitto con qualunque istanza gli richieda una dilazione.

Convivenze difficili

I processi di pensiero più evoluti e la primitività dell’inconscio si trovano a coesistere nell’individuo. Uno intrecciato all’altro. Entrambi indispensabili, dalla loro armonia, o disarmonia, stabiliamo la qualità dell’equilibrio di una persona.  E dalla capacità di integrare “artisticamente” contenuti inconsci e processi logici nascono le idee, la comprensione creativa, la conoscenza.

Le istanze inconsce, si esprimono appieno durante il sonno nel sogno, ma può accadere che emergano, sfuggano all’incessante lavoro di mediazione che la mente compie tra emozione e razionalità. Questa capacità di mediazione è una dura conquista che si compie attraverso il processo educativo e necessita di continua manutenzione. Assai più facile sarebbe dare libero sfogo alla rabbia, all’aggressività, al desiderio, senza la ingombrante fatica di tollerare la spinta dell’emozione, elaborarla e trasformarla in pensiero, comunicabile e confrontabile. Non sempre se ne esce vittoriosi.

Attenzione alle smagliature

Accade talvolta che in un apparente stato di quiete, nel fluire piano di un racconto o di un dialogo si generi una sorta di smagliatura. Una parola sbagliata di significato, ma assonante. Oppure un piccolo scivolamento nella scelta di una parola che non inficia la struttura sintattica della frase, ma ne deforma subdolamente il senso, senza che il soggetto ne sia cosciente:

“la bambina confessa incontri con il suo molestatore”, “compagni giustiziati dai fascisti”

In questi esempi, tratti da titoli di quotidiani e vecchie scritte murali, possiamo osservare come la scelta di un verbo alteri il significato della frase: una vittima non confessa, denuncia. Chi confessa è il colpevole. I compagni non sono giustiziati dai fascisti, ma uccisi.

La smagliatura, sempre inconsapevole, svela la presenza, nella mente che la produce, di un contenuto inconfessabile, frutto di un conflitto emotivo risoltosi in una comunicazione ambigua. Nel lettore distratto passa però sottotraccia una velata allusione ad una certa responsabilità della vittima di molestie, o, nell’altro caso, viene conferito ad un omicidio un senso di “giustizia” quanto meno improprio. Al lettore attento resta il compito di riconoscere questa ambiguità.

Si rompono gli argini..

Molte distorsioni di significato sono estremamente evidenti nel comune parlare e sempre più appaiono sui mezzi d’informazione (anche se in questi casi verrebbe da pensare non tanto a processi incolpevoli di errore, quanto piuttosto a scelte precise o sciatteria nella composizione degli articoli). Ancor più evidente il fenomeno nell’esplosione dei commenti sui social network dove, accanto a un’impietosa mancanza di semplici basi culturali, si assiste, specialmente nell’ambito di tenzone politica, a un profluvio di “errori” che ben denotano il totale scollamento delle parole dal loro significato.

In questo caso non si tratta più del fallimento della mediazione tra ragione ed emozione, ma di un vero e proprio cedimento, che dà luogo ad un fenomeno incontrollato di esondazione emotiva a scapito della capacità di pensare.

Non è infrequente leggere commenti al fulmicotone dove lo scrivente definisce l’appartenente all’opposta fazione come un “nemico”, o dove si parla di “guerra” senza neppure ricordare –o sapere- cosa sia, nella realtà, una guerra: difficoltà, sangue, esplosioni, soldati, carenza di cibo, di rispetto, di vita.

O, ancora, quando si assiste alla reiterata affermazione del “tutti a casa” (forse accettabile come slogan) senza che però il concetto venga minimamente valutato nelle conseguenze effettive, reali,  da coloro che ne fanno uso come di una clava.

Il non riuscire a mettere in relazione, logicamente e ancor prima concettualmente, il significato di un termine con la sua declinazione in atti, applicazioni e conseguenze, non appartiene soltanto al mondo naif dei social network dove, tutto sommato, si incanalano le ire e il disgusto o l’apprezzamento e la gioia per una situazione data, come un contenitore esterno che supplisce ad una carenza interna di elaborazione. Più grave invece è l’uso distorto e artatamente contraffatto che della lingua si fa attraverso i mezzi di comunicazione, un fenomeno che noi di S.P.I.A. osserviamo con interesse e preoccupazione per la facile via di fuga e la “normalizzazione” offerta all’espressione grezza di contenuti privi di elaborazione. Qualcosa che attiene più all’evacuazione che al pensiero…

di  Paola Maritan – Silvia Taliente | S.P.I.A. Sentieri di Psicologia Integrata e Applicata

 

 

 

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